A Castelsardo la presentazione dell’ultimo libro di Bartolomeo Porcheddu

Il più grande falso storico di tutti i tempi: la lingua latina comune.

Sarà presentato a Castelsardo venerdì 20 agosto 2021, alle ore 20 e 30, presso la Sala XI del Castello dei Doria, l’ultimo libro di Bartolomeo Porcheddu “Il più grande falso storico di tutti i tempi: la lingua latina comune. Dialogherà con l’autore Tonino Sanna.

L’autore.

Bartolomeo Bèrtulu Porcheddu, laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Sassari, è specializzato in “Studi Sardi” presso l’Università degli Studi di Cagliari e in “Formatore di Lingua e Cultura Sarda” presso l’Università degli Studi di Sassari. Ha insegnato all’Università di Cagliari e in diverse scuole. Inoltre, è stato membro dell’Osservatorio Regionale per la Lingua Sarda.

Ha pubblicato numerosi articoli in diverse riviste e alcune monografie, tra le quali, ultime in ordine di tempo: La lingua della Carta de Logu; Sa Grammàtica de sa Limba Sarda Comuna; Il Latino è lingua dei Sardi; Il Vaso di Dueno: il più antico documento latino scritto in sardo; Roma colonia sarda.

Il libro.

Perché la lingua latina “comune” è un falso storico? mi sono chiesto qualche anno fa, quando ho intrapreso lo studio di linguistica storica e comparata della lingua latina rapportata a quella sarda. A questa domanda ho dato risposta in 330 pagine, distribuite in 33 capitoli di storia, il cui testo è supportato da 873 note a piè di pagina in cui è indicata la fonte o la bibliografia di riferimento. Arricchiscono l’Opera decine di foto indicative, tabelle di riferimento e cartine geografiche.

Il latino che si studia oggi nelle scuole è il prodotto di una errata interpretazione storica, poiché tale lingua non è il risultato di una evoluzione naturale del linguaggio parlato nel Lazio antico dai Romani, diffusosi dopo la conquista imperiale nel resto dell’Europa occidentale, ma l’esito di una lingua costruita a tavolino subito dopo l’occupazione militare da parte dell’esercito romano dei territori peninsulari in cui erano situate le città della Magna Grecia (267 a.C.).

La scoperta di un falso storico millenario potrebbe farci sorridere, come una di quelle grandi rapine epocali svelata ai posteri, se non fossimo stati noi Sardi i diretti interessati e danneggiati.

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