Il sequestro all’aeroporto di Alghero.
Le attività di contrasto alla contraffazione condotte presso l’Aeroporto “Riviera del Corallo” di Alghero hanno portato, nei primi due mesi dell’anno, al sequestro di un ingente numero di capi di abbigliamento non originali. I controlli, svolti congiuntamente dai Funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli dell’Ufficio Dogane di Sassari e dai militari della Guardia di Finanza della Compagnia di Alghero, hanno consentito di intercettare, nel corso di quattro distinti interventi, 46 articoli contraffatti occultati nei bagagli di passeggeri in arrivo da Turchia, Senegal e Bangladesh, con scalo intermedio a Roma Fiumicino.
L’operazione si inserisce in un più ampio contesto di monitoraggio volto a prevenire l’ingresso sul territorio nazionale di merci che violano le norme sulla proprietà industriale e sul diritto d’autore. La legislazione vigente stabilisce sanzioni specifiche per i viaggiatori che introducono piccoli quantitativi di merce contraffatta destinata a uso personale. A tal proposito, nei confronti dei soggetti coinvolti è stata applicata una sanzione amministrativa il cui importo varia da un minimo di 100 euro a un massimo di 7.000 euro, oltre al sequestro degli articoli ai fini della confisca.
Negli ultimi anni, la normativa ha subito modifiche rilevanti che hanno depenalizzato i casi di introduzione di quantità limitate di beni non originali da parte dell’acquirente finale, a condizione che tali articoli non siano destinati alla vendita. Per rientrare in questa casistica, i prodotti devono essere in numero pari o inferiore a venti pezzi o avere un peso lordo non superiore a cinque chilogrammi. Qualora, invece, l’importazione superi tali limiti o risulti legata a finalità commerciali, la legge prevede conseguenze più severe. In questi casi il Codice penale dispone pene detentive da uno a quattro anni e sanzioni pecuniarie comprese tra 3.500 e 35mila euro.