Sassari celebra la giornata dell’infermiere: “Siamo professionisti, non eroi”

Sassari celebra la giornata dell’infermiere: "Siamo professionisti, non eroi"

L’Opi di Sassari chiede che venga rivalutata la professione degli infermieri.

Non eroi ma professionisti. Nella giornata internazionale dell’infermiere gli operatori allontanano da sé la retorica, ampiamente sfruttata durante la prima ondata pandemica, chiedendo che venga riconosciuto loro il proprio valore. “Siamo il primo contatto – spiega Gianluca Chelo, presidente dell’Opi di Sassari – col cittadino. I primi a dare assistenza, a domicilio o all’ospedale.” Un ruolo fondamentale che l’Ordine delle professioni infermieristiche vuole ampliare, sia in termini di unità che di compiti.

Con l’epidemia – continua Chelo – sono aumentati gli accessi a dismisura e può capitare, per mancanza di letti, di tenere i pazienti sulle barelle.” Un’emergenza che si potrebbe risolvere, ad esempio, con l’introduzione dell’infermiere di famiglia e comunità, una figura voluta dal governo Conte 2 che la Regione Sardegna non ha ancora reso operativa. Sarebbero otto gli operatori ogni 50mila abitanti, a prendersi carico del paziente a domicilio e, precisa il presidente dell’Opi, “a fare da ponte tra territorio e ospedale e tra territorio e medico di famiglia”. Una misura dettata dalla pandemia, e dalla pericolosità di un virus su cui può testimoniare, con cognizione di causa, Marica Soddu, vicepresidente dell’Opi e infermiera nel reparto Infettivi di Sassari. “Da 15 mesi il nostro umore dipende dai picchi o dalle discese dell’Rt”, afferma la Soddu che aggiunge: “Ho visto madri e figli positivi, intere famiglie contagiate, l’Unità piena.

Certe volte temevamo di non farcela ma poi ha sempre prevalso la voglia di salvare, contro ogni difficoltà, i nostri pazienti.” E le difficoltà sono state e sono tante. A cominciare dalla solitudine del malato: “Facciamo videochiamate per loro coi parenti grazie a un tablet donatoci lo scorso marzo”. Ma davanti alla morte i familiari non possono che scomparire anche dallo schermo e l’ultimo periodo terreno del paziente si conclude avendo vicino soltanto proprio gli infermieri.

“Sono cose che segnano così come vederli, a un certo punto, cercare disperatamente l’aria”, rivela Marica. Ma nel dramma sorgono improvvisi anche i trionfi: “Il più grande dei successi per noi è riportarli a respirare”. E il traguardo più importante sarà anche ritornare alla normalità ma con strutture sanitarie di nuovo a pieno regime e con gli infermieri sempre in prima linea ma considerati, finalmente, secondo il loro effettivo valore.