Primo giorno di zona bianca a Sassari tra speranze e fiducia. E si torna a bere l’aperitivo in piedi al bancone

Primo giorno di zona bianca a Sassari tra speranze e fiducia. E si torna a bere l'aperitivo in piedi al bancone

Il primo giorno in zona bianca per Sassari.

Dopo tre mesi la Sardegna, e Sassari, tornano in zona bianca. Una ripresa della normalità che, per i ristoratori in particolare, e i loro clienti, suona ancora eccezionale. “Le persone sono un po’ impaurite – spiega Pietro Lai, gestore de Il borgo di Torre Tonda -. Per rassicurarle mantengo le restrizioni di prima”.

Il ritorno dei clienti.

La novità è mangiare all’interno del locale. “Mi ero disabituato”, commenta Sebastiano, agente di commercio. “Non riesco a mangiare senza sentirmi ultracontrollato”. Disagi a parte, la città risponde da stamattina con entusiasmo circospetto al nuovo corso: “La catena del coprifuoco non c’è più – sottolinea Antonio Paoni del Salotto Caffè, in piazza d’Italia -. Il cambiamento lo vedremo la notte”.

Un cambio di passo che gli esercenti auspicano considerato il bagno di sangue dell’ultimo anno. “Ho perso 100 mila euro di incassi”, fa i conti Lai. “Più i 4mila euro svaniti a ogni chiusura imposta dal governo. Davo il cibo ai poveri per non buttarlo via”. Tempo quindi di recuperare: “Almeno i soldi per pagare le tasse che continuano ad arrivare”.

Le difficoltà dei locali.

Ci sono state poi le decisioni dolorose. “Ad aprile – rivela Massimiliano Giudice del Palmer Ristobar in piazza Azuni -. ho dovuto mettere i dipendenti in cassa integrazione. Introiti quasi nulli e solo io a lavorare nel locale, a luci spente”. Ma ora si guarda con fiducia al futuro: “Stiamo tornando alla nostra missione – continua Massimiliano – che è quella di dare ospitalità e far sentire a casa i clienti”.

Un compito che non può prescindere dal ritrovato contatto col pubblico, per quanto mediato da mascherine, igienizzanti e distanziamento. “Bisogna essere cauti”, dichiarano due avventori, professione docenti universitari, della trattoria “L’assassino” in via Pettenadu.

Ieri in un ristorante di un paese vicino eravamo troppi e senza nessuna protezione.” E per un attimo riaffiora lo spettro di nuove restrizioni e nuove, vecchie incomprensibili misure per gli addetti ai lavori: “Perché i parrucchieri potevano lavorare e io no?” si chiede Carmelo, proprietario della storica trattoria sassarese. Un’altra domanda riguarda i generi alimentari: “E’ aumentato tutto del 40%”, rilevano in coro sia quest’ultimo che Pietro Lai: “Dove sono i controlli?” E proprio Carmelo aggiunge in puro sassarese: “Vi nn’è di fabiddà.” L’argomento soldi è di quelli che si affrontano con difficoltà: “Ringraziamo Dio che siamo ancora aperti”, afferma Davide Facci del Bidda Bar all’angolo con via Roma.

“In troppi non ce l’hanno fatta”. Adesso è però il momento di ripartire e l’ultima riflessione è dell’agente di commercio: “Sulla fascia costiera ho visto molti turisti – dice Sebastiano -. Avremo tre mesi intensi, spero”. L’augurio, oltre a quello che la Sardegna rimanga in fascia bianca, è quello di un’economia che riprenda a girare. E se lo fanno tutti: commercianti, clienti e cittadini.