UN ANNO DI PANDEMIA – I racconti – Gianni Serra. “Così Sassari è cambiata”

UN ANNO DI PANDEMIA – I racconti – Gianni Serra. "Così Sassari è cambiata"

Un anno di pandemia raccontato dal comandante della polizia Serra.

Ad un anno di distanza dal primo contagio da coronavirus a Sassari, anche il comandante della polizia locale, Gianni Serra, ha dovuto affrontare l’incognita del Covid-19. “Ricordo i 69 giorni compresi tra il 10 marzo e il 18 maggio in cui tutta Italia è stata collocata in fascia rossa, durante i quali siamo stati chiamati ad accertare l’osservanza delle prescrizioni contenute nei Dpcm e nelle ordinanze adottate dalle autorità locali – esordisce il comandante -. Si sapeva pochissimo del virus, delle modalità contagio. Il primo contagio in Italia si era registrato a Codogno il 20 febbraio e dopo giorni l’intera nazione si è fermata; in quei giorni l’apprensione era palpabile, iniziavamo a confrontarci con questa nuova emergenza che stava stravolgendo le nostre certezze, le nostre abitudini; i primi giorni del lockdown del Covid-19 si sapeva davvero poco, ma si era consapevoli che il virus era particolarmente invasivo e letale, e che – se contagiati – si rischiava di diffondere il contagio tra i nostri familiari, tra i nostri cari. Si era consapevoli che di Covid si poteva morire in pochi giorni“.

In questa condizione di incertezza gli agenti della polizia locale hanno capito che il loro impegno diventava centrale per arginare la diffusione del virus nella comunità. “Ciascuno di noi, con grande senso di responsabilità, ha offerto il proprio contributo nelle attività di vigilanza, di sensibilizzazione affinché si adottassero condotte responsabili, di repressione delle condotte disinvolte e trasgressive, sempre e unicamente a tutela della salute della nostra comunità”, prosegue Serra.

La prima azione della polizia locale è stata rivolta soprattutto alla prevenzione, alla sensibilizzazione, alla diffusione delle informazioni sulle severissime misure anticontagio che la gente da subito avrebbe dovuto osservare per preservare la salute di tutti. “I primi giorni in cui si è vietato alle persone di uscire da casa abbiamo diffuso messaggi vocali attraverso le autopattuglie, abbiamo elaborato e distribuito brochure e manifesti informativi, abbiamo promosso campagne informative avvalendoci dei più comuni canali di comunicazione. Contestualmente, sono iniziati i controlli, sempre più capillari, su conducenti di veicoli, su persone, negli esercizi pubblici e negli uffici. Abbiamo da subito compreso la gravità di questa pandemia e già in febbraio ci siamo dotati di scorte di dispositivi di protezione individuale che sono stati consegnati in gran numero anche alla popolazione, oltre che agli uffici pubblici, alle istituzioni, ai volontari dell’assistenza, alle case di riposo”, aggiunge.

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Durante il lockdown si sono registrati episodi di ribellione nei confronti delle forze dell’ordine. Lo stesso moto sembra essere attivo soprattutto nei giovani che, non di rado, sembrano trasgredire le regole come ad esempio l’orario del coprifuoco. “La pandemia ha stravolto le nostre abitudini, i nostri ritmi di vita, la nostra quotidianità, ha inciso sui rapporti sociali, ha costretto gli studenti alla didattica a distanza, ha provocato la perdita di molti posti di lavoro, ha creato un clima sociale pesante. Gli adolescenti hanno pagato il prezzo più alto perché hanno rinunciato alla spensieratezza che caratterizza questo momento della loro vita: gli incontri, lo sport, le serate di gruppo, la discoteca, le gite. Nonostante ciò, tutti, ma proprio tutti, giovani e meno giovani, hanno affrontato questa emergenza con grande senso di responsabilità, e le trasgressioni sono state modeste rispetto alle condotte responsabili”, ricorda Serra.

Ma, al di là dell’azione di polizia, la polizia locale si è confrontata spesso con persone in difficoltà. “Abbiamo fornito supporto alle associazioni e agli uffici durante le consegne di buoni spesa e di altre forme di ristoro – prosegue il comandante -. Abbiamo presidiato le sedi della Caritas, abbiamo supportato la protezione civile durante la consegna dei pasti caldi, nella campagna “Spesa sospesa”, nelle altre iniziative rivolte a fornire assistenza alla popolazione, abbiamo supportato le strutture sanitarie i primi giorni durante il trasporto dei pazienti Covid, successivamente durante l’effettuazione dei tamponi. Abbiamo fornito quotidianamente assistenza alla popolazione. Attività svolta con grande senso di responsabilità, consapevolezza del rischio, dedizione e spirito di sacrificio. Ma ciò che è emerso di più straordinario è rappresentato dalla solidarietà manifestata dalla gente: sono nate decine di iniziative volontarie rivolte a dare assistenza alle persone in difficoltà, sviluppatesi con la raccolta di generi alimentari, la donazione di beni di prima necessità, con i versamenti in denaro nei conti accesi dalle istituzioni per offrire ristoro alle persone bisognose“.

“Desidero citare – continua Serra – la storia di un uomo, sposato, con due figli appena maggiorenni, che fino al 9 marzo 2020 conduceva una vita serena poiché sia lui sia la moglie lavoravano e percepivano stipendi dignitosi, ma che dal 10 marzo ha dovuto affrontare il dramma legato alla perdita per entrambi del lavoro e di qualsivoglia forma di sostegno economico. Ebbene, quest’uomo, nonostante il dramma familiare che lo aveva trascinato nell’indigenza, è venuto da noi per proporsi di collaborare come volontario e affiancare la protezione civile comunale nelle azioni di assistenza alla popolazione. Abbiamo affrontato momenti difficili, ma abbiamo sempre dimostrato equilibrio e lucidità, con la consapevolezza di avere sempre dato il massimo a beneficio della nostra comunità; in queste circostanze il gruppo si è unito ancora di più. Abbiamo assicurato una presenza sempre più tangibile sul territorio e tra la gente e la pandemia non ci ha impedito di garantire l’espletamento degli altri servizi di istituto“.

Ripercorrendo l’anno appena trascorso, dal primo contagio ad oggi, il comandante ha trovato la città profondamente cambiata. “È cambiato il mondo. Sassari come ogni altra parte del mondo ha conosciuto la sofferenza, il sacrificio, il pericolo, ha manifestato maturità, coesione, solidarietà, ha fatto rinunce, ha mostrato forza, coraggio, determinazione, capacità di reagire di fronte a un’emergenza sanitaria di dimensione epocale“, conclude.