Il gergo del calcio: tipi di dribbling ed espressioni particolari

Il gergo del calcio: tipi di dribbling ed espressioni particolari

I modi di dire del mondo del calcio.

Come per molti altri settori, anche al mondo del calcio è associato un vocabolario ben preciso, spesso considerato il pane quotidiano dei telecronisti. Oltre al gergo tecnico strettamente legato alle regole del gioco, molte espressioni calcistiche fanno riferimento a eventi unici nella storia del calcio, a dribbling nati in modo del tutto casuale e che hanno finito per fare la storia di questo sport e per arricchirne il lessico. Oltre ai vari tipi di dribbling, esistono poi anche altre tipologie di espressioni apparentemente lontane dal mondo del calcio: tra queste, modi di dire come “cucchiaio” e “biscotto”, più vicini all’ambito della tradizione culinaria, o “catenaccio” e “tridente”, anche questi in apparenza legati a tutt’altro ambito. Quando e come sono nati questi modi di dire e a chi si deve la loro invenzione?

Tipi di dribbling: la Veronica

Uno dei dribbling più noti nel mondo del calcio è quello della cosiddetta Veronica, il cui massimo esecutore è stato il francese Zinédine Zidane, nonostante questi non sia stato il primo ad introdurla nel mondo del calcio, come da lui stesso ammesso. Secondo alcuni, l’origine della Veronica potrebbe essere fatta risalire al mondo del tennis con riferimento alla volée alta di rovescio, molto simile, tra l’altro, a uno dei principali movimenti effettuati dai toreri nelle corride, a cui si ispira. Per altri, invece, la Veronica potrebbe essere nata nel mondo del biliardino grazie a Franco Giaccheri, due volte campione d’Italia, con riferimento al nome di un’amica solita giocare con lui.

Quando si parla di Veronica nel mondo del calcio, si fa riferimento a un particolare tipo di dribbling che prevede che il giocatore faccia una giravolta su sé stesso per fronteggiare l’avversario e mantenere il possesso di palla. Per questo motivo, la Veronica è anche conosciuta con il nome di roulette, uno dei più noti giochi da casinò. Come spiegato sul sito di Betway Casinò, roulette significa letteralmente “ruota” e lo scopo del gioco è quello di prevedere dove si fermerà la pallina al termine del giro su di essa. Se la Veronica è anche chiamata roulette è proprio perché in questo tipo di dribbling è previsto che il giocatore faccia un giro su sé stesso. Lo stesso avviene tra l’altro nel mondo della corrida spagnola: quando il torero effettua una Veronica, fa girare la cappa intorno alla vita in modo da far posizionare il toro di nuovo di fronte a lui.

Fare la melina

Come raccontato in un articolo a cura di Babbel, un’altra espressione molto utilizzata nel mondo del calcio dai telecronisti è “fare la melina”, modo di dire impiegato per fare riferimento alla tecnica usata dai giocatori di una squadra per prendere tempo, passandosi la palla inutilmente. Si tratta di una tecnica impiegata solitamente a fine partita per congelare il gioco e fare così in modo che la partita termini a proprio favore. Come la Veronica, anche il modo di dire “fare la melina” ha un’origine molto controversa: secondo quanto riportato in un articolo di Linkiesta, l’espressione potrebbe derivare dal mondo della pallacanestro, in cui fare melina significa cercare di trattenere la palla per quanto consentito dalle regole del gioco.

Solo con il tempo, questa espressione si sarebbe estesa anche a giochi come il calcio e la pallanuoto per indicare una strategia di squadra, e nel linguaggio comune per indicare una situazione tirata troppo per le lunghe. Un caso eclatante di melina ascrivibile al mondo del calcio è stato, ad esempio, quello in occasione della partita del 1997 tra Sampdoria e Reggiana, messo in atto dai giocatori della Sampdoria per vendicarsi di alcuni torti subiti a loro detta da parte dell’arbitro. Un caso relativo al mondo della pallacanestro è quello inerente alla partita del 1953 tra Israele e Jugoslavia, partita durante la quale la Jugoslavia iniziò un’estenuante melina senza mai puntare al canestro fino a far concludere la partita in parità.

Il cucchiaio e il biscotto

La parola cucchiaio, usata solitamente in cucina, è entrata a far parte del gergo calcistico a partire dal 2000, durante la semifinale degli Europei tra Italia e Olanda. In particolare, quando si parla di cucchiaio si fa riferimento a un modo particolare di calciare la palla, da effettuarsi o in corsa o per battere un rigore. Il padre della tecnica del cucchiaio può essere a tutti gli effetti considerato Francesco Totti: fu proprio Totti, infatti, in occasione della già citata semifinale tra Italia e Olanda, ad utilizzare la tecnica del cucchiaio per calciare un rigore all’olandese Edwin Van der Sar. Si tratta di una tecnica oggi molto nota nel mondo del calcio, anche se non tutti amano cimentarvisi: per far sì che la palla segua una traiettoria a forma di parabola, infatti, è necessario colpirla dal basso con il collo del piede. Ad esserci riuscito è stato sicuramente Andrea Pirlo in occasione degli Europei 2012, durante la partita giocata dall’Italia contro l’Inghilterra.

Il biscotto, al contrario, non fa riferimento ad una tecnica calcistica, ma ad un tacito accordo preso tra due squadre per sfavorirne una terza. Non si tratta di un termine nato nel mondo del calcio, quanto piuttosto in quello dell’ippica e delle corse in generale.

Come ogni settore, anche quello del calcio nasconde dietro di sé un’infinità di parole specifiche, modi di dire ed espressioni particolari, tutte con una propria storia alle spalle. Conoscerle e sapere cosa c’è dietro è un modo per essere sempre al passo con i tempi e per non lasciarsi sorprendere dai telecronisti.