Pozzecco ricorda il suo scopritore Lombardi: “Mi ha insegnato a credere in me”

Pozzecco ricorda il suo scopritore Lombardi: "Mi ha insegnato a credere in me"

La scomparsa dell’allenatore Gianfranco Lombardi.

Gianfranco Lombardi non c’è più. Venerdì scorso, uno dei più grandi giocatori della storia del basket italiano, ha lasciato, a 79 anni, questa terra e la palla a spicchi. Da Livorno a Rieti, passando per i 12 anni alla Virtus, una carriera senza scudetti ma da top scorer proseguita poi, per quasi 30 anni, nel ruolo di coach. E proprio in panchina “Dado”, soprannominato così per la sua mole, si scopre stratega, tattico e talent-scout. La sua più grande scoperta è Gianmarco Pozzecco, allenato prima a Livorno, appena 19enne, e poi a Varese un decennio dopo.

A ricordarne la figura e l’esempio lo stesso Poz ai biancoblu della Dinamo nel discorso prepartita di domenica scorsa a Trieste. “Credeva nei giocatori. Un giorno prepara uno schema perché nessuno si lamentasse che non passassi la palla”, racconta ai suoi il mister friulano rivelando poi che la sfera, alla fine, finiva sempre tra le sue mani. “E poi, Dado, che devo fare?”.“Il cavolo che vuoi, come sempre”, risponde Lombardi. “Non ho mai avuto tanta fiducia in vita mia come allora. Giocate con la stessa fiducia”, conclude Pozzecco.

A giudicare dal partitone dei sassaresi, vincitori e asfaltatori dei giuliani per 103 a 82, la ricetta funziona. Certo non tutti possono vantare il vulcanismo della “mosca atomica”, pseudonimo del mister dei sardi, né il suo talento, celebrato dallo stesso Lombardi alla sua maniera qualche lustro fa: “Nano puzzolente, sei il più forte di tutti”. Ma al di là dei meriti sul pitturato, Pozzecco è l’erede del suo mentore nell’approccio sanguigno allo sport e nell’attaccamento alla maglia. Così come McLombard, ennesimo appellativo di Dado per il suo stile molto americano di gioco, rifiutò le sirene dei New York Knicks per restare a Bologna, altrettanto fece Pozzecco lasciando cadere l’offerta dei Toronto Raptors e scegliendo Varese.  Meglio l’Italia dell’Nba. Altri tempi, altri maestri. E altri discepoli.