Il presidente del Tribunale Zaniboni: “L’impegno contro i ritardi cronici nei processi”

Il presidente del Tribunale Zaniboni: "L'impegno contro i ritardi cronici nei processi"

Il presidente del Tribunale di Sassari Zaniboni.

Massimo Zaniboni, 58 anni, è il presidente sia del Tribunale sia della Commissione tributaria provinciale di Sassari. È magistrato dal 1989 e si fregia di una carriera ricca di esperienze. “Appena insediatomi come presidente del tribunale, nel 2017, mi sono subito accorto di dover intervenire su più piani, concentrandomi sui ritardi cronici – racconta -. Essere riusciti a farci attribuire lo status di sede disagiata ci ha aiutato molto, dato il rafforzamento dell’organico”.

Un impegno costante.

“C’è sempre da fare, una macchina così complessa necessita di costanti aggiustamenti, l’importante è che sia fatto nell’ottica di offrire il miglior servizio possibile al cittadino. Sono disposto a interloquire con tutti per comprendere e affrontare i problemi, i risultati si raggiungono con uno sforzo condiviso. Oggi il nostro tribunale è sopra la media nazionale nella definizione dei procedimenti: pensi che arriviamo a concludere un processo civile all’incirca in due anni. Non la definirei una rivoluzione, ma è di certo interessante, considerando che qui si aprono migliaia di fascicoli l’anno”.

Anche sul fronte della giustizia tributaria sono stati fatti progressi importanti.

“Anche lì mi sono scontrato sulle lentezze importanti. Addirittura discutevamo procedimenti vecchi di sei anni. Adesso, eliminato quasi tutto l’arretrato, trattiamo fascicoli di due anni fa. Stiamo attendendo l’implementazione delle piattaforme telematiche, così da consentire a molti giudici fuori sede di lavorare da remoto. Il che gioverebbe non poco”.

L’era Covid ci ha spinto sempre più verso la digitalizzazione.

“Non c’è dubbio che alcune novità, che abbiamo dovuto applicare in tutta fretta, auspichiamo restino. La trattazione scritta del processo civile e l’acquisizione a distanza di alcuni atti in quello penale, ad esempio, con tutte le garanzie. Serbiamo un dialogo e una collaborazione ottimali con il Consiglio dell’ordine forense, per capire come muoverci al meglio”.

Si parla sempre della necessità di riforme nella giustizia. Cosa serve davvero?

Anzitutto riforme ben studiate, con la consapevolezza del quadro complessivo  su cui si grava; piccoli ritocchi sull’onda emotiva momentanea rischiano solo di peggiorare le cose. Dopodiché, posso affermare che il dramma vero sta nel modo di istruire il processo, più ancora che nei numeri dell’organico. Se si pensa che moltissimi casi penali si concludono con pronuncia assolutoria, forse mi porrei il problema di discutere fino a che punto si può preservare l’attuale obbligatorietà dell’azione penale; nelle bozze di riforma attuali, poi, vedo alcuni tratti positivi, come l’inserimento del giudizio monocratico in appello. Al di fuori dell’aspetto rituale, ci sarebbe pure da riorganizzare il sistema di risocializzazione dei condannati, nella cui funzione dobbiamo credere fermamente, affinché sia efficiente e apprezzabile agli occhi dell’uomo comune. Una follia assoluta è comunque la burocrazia amministrativa, che necessita di drastica semplificazione”.

Si è modificata la prescrizione dei reati, con polemiche al seguito.

“Comprendo, ma non sposo affatto le polemiche. Mantenere per tutti i casi il decorso della prescrizione era un’anomalia italiana. Ora, precisiamo, si blocca solo se vi è già condanna in primo grado. Non vedo il paventato pericolo per gli imputati di non incontrare mai la fine del processo. Le Corti d’appello rispetteranno standard di rendimento e garantiranno tempi ragionevoli”.

Come si ripristina la fiducia piena dell’opinione pubblica nel sistema giudiziario?

“Certi comportamenti particolari sono capaci di vanificare tutto il buono che vien fatto, recuperare credibilità è molto arduo. Non credo, però, nelle avventate soluzioni di separazione delle carriere e così via. Piuttosto, definiamo meglio i percorsi che conducono alla nomina alle cariche direttive, con meno discrezionalità del Consiglio superiore della magistratura nella selezione. Infine, l’unica cosa da fare per noi è proseguire in un’opera quotidiana seria e onesta, allontanando severamente chi sbaglia. Ecco, questo va capito: nessuno è intoccabile”.