Un riconoscimento per il sistema di gestione dei rifiuti dell’Aou di Sassari

Un riconoscimento per il sistema di gestione dei rifiuti  dell'Aou di Sassari

Sarà presentato alla conferenza interazionale sulla sicurezza dalle radiazioni.

È stato considerato una “buona pratica” e per questo motivo la Iaea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica dell’Onu, lo ha considerato meritevole di essere presentato alla conferenza internazionale sulla sicurezza dalle radiazioni, in programma a Vienna dal 9 al 20 novembre. Si tratta del lavoro che ha portato alla realizzazione di un sistema in house di gestione dei rifiuti sanitari contaminati predisposto dagli specialisti di Fisica medica che operano in Aou.

Il nuovo sistema è stato realizzato in Aou a partire dal 2017 per ridurre sia i costi di conferimento alla ditta esterna autorizzata al ritiro sia la quantità di rifiuti sanitari contaminati.

“Grazie alla direzione aziendale che ha creduto in questo progetto– afferma il fisico medico Piergiorgio Marini – abbiamo avviato un processo virtuoso di gestione dei rifiuti che, adesso, è stato riconosciuto dalla Iaea come ‘good practice’. La riorganizzazione è stata fatta seguendo gli standard di sicurezza della Iaea quindi attraverso l’adozione di un programma di sensibilizzazione, informazione e formazione dei lavoratori. Questo ha contribuito a ridurre la quantità di rifiuti contaminati”.

È stato così istituito uno stoccaggio temporaneo per i materiali contaminati in modo da farli decadere naturalmente e in sicurezza. Si tratta di materiale che, per usi diagnostici, terapeutici e di laboratorio, viene prodotto nelle strutture aziendali, principalmente in Medicina Nucleare e nei laboratori analisi dove si fa il dosaggio radioimmunologico. L’utilizzo in situ di uno spettrometro mobile, con rivelatore allo Ioduro di Sodio, ha consentito inoltre di monitorare i livelli di radioattività dei rifiuti e, con l’approccio “delay and decay” suggerito dalla Iaea, i rifiuti contaminati sono stati trasformati in rifiuti sanitari.

La decisione di stoccare “in casa” i materiali contaminati da radionuclidi nelle procedure dei pazienti di Medicina Nucleare o nelle procedure in vitro, sino alla riduzione della radioattività per decadimento, ha comportato un notevole vantaggio. Perché la trasformazione in rifiuti sanitari, non più pericolosi, ha ridotto i costi di conferimento, ripagando in un solo anno l’investimento per la strumentazione di monitoraggio e per l’acquisto del locale stoccaggio.

“Tutto ciò è possibile – conclude Piergiorgio Marini – grazie alla quotidiana attenzione che i lavoratori della Medicina Nucleare e Laboratorio analisi pongono nell’identificare e selezionare i rifiuti contaminati. Il nostro compito, come Fisica Sanitaria, rimane quello di gestire in sicurezza tali rifiuti e misurarne nel tempo l’attività residua fino al livello di non rilevanza radiologica”.