Da Sassari a Olbia è caos ospedali

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La situazione degli ospedali nel Nord Sardegna.

E’ caos negli ospedali del nord Sardegna. Il rischio di un collasso del sistema sanitario nella provincia di Sassari è sempre attuale. E la crescita del numero dei contagiati da coronavirus sta portando la sanità verso il baratro.

A Sassari l’ospedale civile Santissima Annunziata, così come le cliniche universitarie di San Pietro, non riescono a farsi carico delle necessità dei pazienti. Garantite le urgenze, ma resta bloccata la chirurgia. Questo perché il personale medico è impegnato per tenere in vita i pazienti nella terapia intensiva. Privando, di fatto, agli altri pazienti l’assistenza specialistica.

Non va meglio nemmeno ad Alghero dove nel reparto di rianimazione dell’ospedale civile i posti letto sono tutti occupati. La grave emergenza sanitaria sta mostrando, nei diversi aspetti, i frutti dei tagli alla sanità. Squarcio che limita pesantemente anche l’attività chirurgica programmata, sebbene in entrambi gli ospedali vengano garantite le emergenze operatorie. Il Consiglio regionale, nel frattempo, ha finanziato con 800mila euro l’apertura dell’ala del secondo piano dell’ospedale Marino. Una decisione, probabilmente tardiva, che servirà a contenere l’arrivo di nuovi degenti.

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Situazione analoga ad Ittiri dove, da giorni, l’ospedale civile Alivesi è sotto pressione. Negli ultimi giorni l’unità operativa si è trasformata in un focolaio dovuto alla presenza di alcuni pazienti risultati positivi al covid. Nonostante le richieste di screening a tappeto, dunque a tutto il personale e ai degenti, tutto è rimasto immutato. La situazione, poi, si va complicando a causa della carenza di risorse umane come infermieri, oss, ed ausiliari.

Non migliorano nemmeno le condizioni dell’ospedale Segni di Ozieri. Ieri il nosocomio del Logudoro è balzato alle cronache per il decesso di un paziente positivo al coronavirus. L’uomo era arrivato in gravi condizioni al pronto soccorso e, nonostante i disperati tentativi da parte dei sanitari, non c’è stato nulla da fare.

Sul fronte opposto si fa pesante la situazione anche all’ospedale Paolo Dettori di Tempio Pausania. L’Ats, infatti, qualche giorno fa ha disposto il trasferimento di uno dei due anestesisti del nosocomio gallurese verso quello di Olbia, per impiegarlo nella nuova sala di isolamento per pazienti covid. Una decisione che grava al suddetto ospedale con il rischio, nemmeno troppo remoto, di non riuscire a far fronte alle urgenze. Questo perché, se l’unico anestesista in servizio dovesse essere impegnato, nessuno si potrà dedicare ai pazienti gravi che eventualmente giungeranno al Pronto Soccorso.

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L’unico a tirare un respiro di sollievo, almeno per ora, è l’ospedale Mater di Olbia. La direzione sanitaria ha fatto sapere che è accresciuta la dotazione di posti letto dedicati ai pazienti covid-19, che passano da 14 a 22 posti disponibili: 14 in degenza ordinaria e 8 in terapia sub intensiva. Una scelta che consente di non arrestare le ordinarie attività diagnostiche e di assistenza ospedaliera a favore di tutti i pazienti non contagiati dal coronavirus, ma anche di non sospendere i nuovi ricoveri.

La situazione, secondo quanto trapela, è seguita passo dopo passo dai sindacati che, in data odierna, hanno tenuto una videoconferenza tra il commissario straordinario dell’Ares, Massimo Temussi, il direttore Sanitario dell’Ares, Giorgio Carboni, il commissario straordinario della AOU di Sassari, Antonio Lorenzo Spano e le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil della Funzione Pubblica di Sassari. Un incontro che segue le risultanze della videoconferenza convocata dal Prefetto di Sassari, al termine della quale le parti si sono impegnate a collaborare attraverso un confronto continuo, le cui finalità sono quelle di condividere tutte le strategie possibili per combattere il fenomeno epidemiologico del covid-19.

Un dibattito che è servito a fare il punto sulle soluzioni da adottare al pronto soccorso dell’ospedale civile Santissima Annunziata. Ma anche la ricerca di soluzioni logistiche per affrontare al meglio la seconda ondata di contagi da coronavirus. Nondimeno le difficili condizioni lavorative degli operatori sanitari che, quotidianamente, si espongono in termini di sicurezza, e necessitano di ulteriori strumenti per la prevenzione e contenimento del contagio. E ancora, l’insufficienza del personale che influisce sulla qualità dell’assistenza nella presa in carico dei bisogni pazienti, i nuovi criteri di ospedalizzazione in termini di integrazione tra ospedale e territorio, e l’integrazione della sanità pubblica con la sanità privata.