Scorie nucleari in Sardegna, anche da Sassari si leva il secco no all’ipotesi

Dopo 6 mesi il Consiglio comunale di Sassari torna in presenza: l'ordine del giorno

Il mondo politico si oppone anche a Sassari.

Si alza anche da Sassari il secco no all’ipotesi di un deposito per le scorie nucleari in Sardegna dopo l’individuazione di 14 aree potenzialmente idonee sull’Isola.

L’esponente del PSd’Az e consigliere di minoranza Mariolino Andria ha presentato una mozione in consiglio comunale a Sassari per sostenere le azioni che il presidente Solinas, la Giunta e il Consiglio regionale stanno intraprendendo per respingere la pianificazione del governo, attraverso la Carta Nazionale delle Aree potenzialmente idonee (Cnapi), mirata ad individuare la Sardegna quale regione idonea ad accogliere il Deposito unico dei rifiuti nucleari.

Anche la Lega sezione di Sassari dice no al deposito. A nome del direttivo sassarese, la coordinatrice cittadina Marina Puddinu precisa che “ci mobiliteremo contro qualsiasi iniziativa che designa la Sardegna come regione adatta a ospitare il deposito di stoccaggio delle scorie nucleari”.

Ancora una volta la Sardegna viene trattata da colonia” – precisa Giovanni Miscali, coordinatore della Lega Giovani in Provincia di Sassari – . Allo stesso modo il deputato coordinatore della Lega in Sardegna Eugenio Zoffili esprime la sua contrarietà alla localizzazione nell’Isola del deposito unico nazionale delle scorie radioattiv esecondo il quale “il metodo è sbagliato perché scelte del genere devono essere condivise con le Regioni, presenterò un’interrogazione alla Camera”.

Dello stesso avviso anche Massimo Rizzu, capogruppo di Sardegna Civica a Sassari. “Apprendiamo con sgomento – commenta – la notizia apparsasulla stampa circa l’individuazione nella nostra regione di 14 aree idonee per il deposito delle scorie nucleari. Siamo ovviamente contrari e a tal proposito, proprio questa sera, abbiamo depositato un Ordine del Giorno con il quale chiediamo che il Consiglio comunale deliberi di manifestare, attraverso ogni qualsivoglia strumento, alla Regione Autonoma della Sardegna e al Governo nazionale l’assoluta contrarietà sull’utilizzo del territorio sardo”.