Sequestri per 50 milioni di euro a tre imprenditori: operazione anche a Sassari

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L’operazione della Dia è arrivata anche a Sassari.

Arriva fino a Sassari l’indagine del Centro Operativo della DIA di Reggio Calabria, militari dello  Scico di Roma e del Comando provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, che ha portato al sequestro su compendi societari, beni mobili e immobili, nonché rapporti finanziari per un valore complessivo stimato di circa 50 milioni di euro riconducibili a tre imprenditori indiziati di appartenenza o di essere vicini a note cosche reggine.

Oltre a Sassari e Reggio Calabria altre operazione sono scattate nelle province di Milano, Brescia, Mantova, Varese, Pavia, La Spezia, Vicenza, Lecce. La posizione dei tre imprenditori era emersa durante un’altra operazione conclusa nel 2018 che ha portato al provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso nei confronti di 27 persone, ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro, di beni, di utilità di provenienza illecita, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, frode fiscale nonché associazione a delinquere finalizzata all’emissione di false fatturazioni e reati fallimentari nonché con il sequestro di 51 società, 19 immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di circa 100 milioni di euro.

L’organizzazione poteva contare su un gruppo di società di comodo, comunemente definite “cartiere”, che venivano sistematicamente coinvolte in operazioni commerciali inesistenti, caratterizzate dalla formale regolarità attestata da documenti fiscali ed operazioni di pagamento rivelatesi tuttavia, all’esito delle indagini, anch’esse fittizie e che hanno consentito al sodalizio di mascherare innumerevoli trasferimenti di denaro da e verso l’estero, funzionali alla realizzazione di molteplici condotte illecite, quali “in primis” il riciclaggio ed il reimpiego dei relativi proventi.

Questo meccanismo fraudolento, mediante la predisposizione di false transazioni commerciali, ha costituito il volano per l’instaurazione di articolati flussi finanziari tra le aziende degli indagati e le società di numerosi “clienti” che di volta in volta si rivolgevano agli stessi per il soddisfacimento di varie illecite finalità, tra cui la frode fiscale.