Consiglio comunale infuocato a Sassari sull’intitolazione di una via alla memoria di Sergio Ramelli

Consiglio comunale infuocato a Sassari sull'intitolazione di una via alla memoria di Sergio Ramelli

Cima infuocato ieri nel consiglio comunale sull’intitolazione di una via alla memoria di Sergio Ramelli.

Scintille ieri al consiglio comunale di Sassari. A infiammare gli animi due temi di carattere nazionale come il ddl Zan e la memoria degli anni di piombo. Sul disegno di legge, ora fermo al Senato, contro l’omotransfobia, la minoranza consiliare presenta un ordine del giorno esposto da Lello Panu di Italia in Comune, in cui si chiede un impegno dell’amministrazione sull’argomento.

La discussione in Aula riflette le opposte visioni degli schieramenti parlamentari, riassumibili tra chi, a destra, considera il provvedimento una legge liberticida e chi, a sinistra, lo nega. Soprattutto resta irrisolto il nodo del reato d’opinione le cui ambiguità esplodono, subito dopo, nella mozione presentata dai consiglieri civici Di Guardo, De Sole, e dell’esponente di Fratelli d’Italia Daniele Deiana, sull’intitolazione di una via o strada alla memoria di Sergio Ramelli, il diciottenne attivista del Fronte della Gioventù ucciso a sprangate nel 1975 da otto rappresentanti di Avanguardia Operaia.

E se il dem Giuseppe Masala cerca una conciliazione proponendo di dedicare un luogo della città a tutte le vittime dell’odio politico-ideologico, l’ex candidato sindaco Mariano Brianda, pur esprimendo compassione per la vicenda umana di Ramelli, si richiama ai valori democratici della costituzione affermando che, se la mozione passasse, potrebbe essere interpretata come uno sdoganamento del fascismo. Un intervento che scatena le ire del primo cittadino Campus, pronto a ribattere di non poter sentire che “nel 2021 si dica che uccidere un fascista non è reato”, frase che Brianda sostiene di non aver mai pronunciato e su cui chiede, inascoltato, che il sindaco faccia un passo indietro.

Il leader civico, che ha ricordato la sua adesione a Giovane Italia, matrice proprio del Fronte della Gioventù, prosegue rievocando due sue denunce risalenti al 2020: una contro l’ex consigliera Lalla Careddu, rea di un messaggio blasfemo contro la Madonnina nei giorni dello scioglimento del voto, e l’altra a carico di una persona che, sui social, l’ha definito un “nazic…”.

Entrambe le querele respinte dal pm, secondo Campus, con un giudizio politico. “E io ho paura dei magistrati ideologici e politicizzati”, tuona il sindaco che poi chiosa “di sentirsi protetto da tutti i consiglieri ma non da lei”, in riferimento esplicito a Brianda stesso, il quale, come noto, è un giudice. “Se lei ha paura di me – risponde il rappresentante di Futuro Comune – io di lei ho terrore”, annunciando in seguito di voler chiedere l’accesso agli atti sulle affermazioni del sindaco per “valutare tutte le conseguenze del caso.” Per la cronaca la mozione passa con 18 voti favorevoli, 4 contrari e 5 astenuti.