Il giornalista Toni Capuozzo fa tappa a Pattada per raccontare il “suo” Afghanistan

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Il giornalista Toni Capuozzo fa tappa a Pattada per raccontare il "suo" Afghanistan

L’incontro a Pattada con Toni Capuozzo.

Settantatré anni, una vita di cronache dal fronte attraverso i continenti: dal suo Friuli all’America Latina, dalla Somalia all’ex Jugoslavia al Medio Oriente. Toni Capuozzo fa tappa a Pattada, dove mercoledì 22 settembre presenterà il suo ultimo libro dal titolo Piccole patrie, una raccolta di aneddoti e ricordi, articoli e testimonianze di una carriera da narratore giramondo di fatti e vicende, personaggi comuni e protagonisti del suo tempo.

L’evento, a cura dell’associazione culturale S’Alvéschida col patrocinio del Comune di Pattada, si terrà nel rispetto delle norme anti-Covid alle ore 19 e 30 presso l’ex Cinema Santa Croce di via Regina Margherita, nei pressi della chiesa parrocchiale di Santa Sabina.

Capuozzo, oltre che giornalista, è scrittore e conduttore televisivo. Dal 1979 è nella redazione di Lotta Continua. Più avanti scrive  per Reporter, Panorama mese ed Epoca. Si è occupato di mafia per Mixer prima di collaborare col gruppo Mediaset. Per anni vicedirettore del TG5, dal 2000 al 2017 ha curato e condotto Terra!. L’incontro di Pattada sarà l’occasione per discutere della questione afghana, rispetto alla quale Toni Capuozzo fornirà una serie di spunti di riflessione quanto mai attuali. Seguirà un dibattito con i presenti, che potranno poi acquistare il libro Piccole patrie.

Piccole Patrie.

A proposito della sua ultima fatica, edita dalla Biblioteca dell’Immagine nel 2020, l’autore scrive: “Piccole patrie sono molte, in una vita girovaga. Sono un giornalista per caso, e mi ha sorpreso trovare tra le carte che stavo rovistando per mettere assieme questo libro un biglietto di mio padre. Accompagnava il dono di una stilografica Pelikan e conteneva un augurio: “al futuro giornalista, il papà, con tanti affettuosi auguri, offre il ferro del mestiere”. La mia risposta, con una grafia e una firma ancora infantile (Tonino) era vaga: “con tante grazie al mio adorato papà inizio a usare il dono con la speranza che mi porti fortuna”. Era il regalo per il mio quattordicesimo compleanno, nel 1962… Avrei impiegato molti anni – e molti lavori – per accorgermi che il giornalismo poteva pagare le due mie passioni: viaggiare e scrivere. Un battesimo del fuoco – alla lettera, perché era il tempo della fallita insurrezione sandinista in Nicaragua – mi ha segnato per sempre”.

“E ovunque andassi, dal quotidiano dei miei esordi Lotta Continua a Panorama Mese a Epoca ai telegiornali Mediaset, sono stato un reporter di guerra, anche se non ho mai amato la definizione, perché mi sembra iettatoria e povera, insieme. In ‘‘Piccole patrie’’ ho raccontato tutto quello che mi ha incuriosito: viaggi e persone, guerre e catastrofi naturali, piccole storie e cronache nere, amori e avventure… Sono friulano e mi sono sentito a casa in tante parti del mondo, da Roma a Sarajevo, dall’America Latina al Golfo: piccole patrie”.