Tra la guerra e la passione del calcio, la storia di Natali dalla Palestina a Sassari

Tra la guerra e la passione del calcio, la storia di Natali dalla Palestina a Sassari

Natali Shaheen è una calciatrice palestinese che gioca a Sassari

Dalla Palestina alla Sardegna con la passione del calcio. Questo il tragitto di Natali Shaheen, 27 anni, nata a Gerusalemme e residente a Sassari. “Sono qui da 3 anni per fare il dottorato di ricerca nella facoltà di Scienze umanistiche e sociali”, esordisce. Titolo conseguito il 31 maggio scorso con una tesi che riflette la sua ossessione: “Promuovere e sviluppare il calcio femminile in Palestina”. Sport che Natali pratica da sempre: “A 4 anni avevo già il pallone ai piedi”. E con la sfera di cuoio lei, cristiana cattolica, gioca sin da piccola coi compagni ortodossi e musulmani della scuola mista di Gerico: “Nessun allenamento per anni. Solo partite in un campetto d’asfalto”. D’altra parte a Gerico, e in tutta la regione mediorientale, il calcio femminile è un sogno da inseguire nell’incubo della guerra permanente tra Israele e Palestina: “Gli israeliani hanno messo check point dappertutto. Per raggiungere Betlemme, ad esempio, o Ramallah, ci vogliono ore”.

E la situazione, talvolta, può farsi pericolosa: “A Kalandia, anni fa, mi aveva raggiunto una bomba a gas mentre stavo andando ad allenarmi. Non riuscivo a respirare e sono scappata. Le pallottole dei soldati israeliani mi sono passate molto vicine”. A casa non dice niente: “I miei genitori non mi avrebbero più fatto andare. Ho pensato: se voglio giocare devo rischiare”. Poi, nel 2006, la grande occasione con la nazionale femminile palestinese che si forma per la prima volta con l’obiettivo di disputare la Coppa ovest dell’Asia: “Contro di noi Bahrein, Giordania, Siria. La regina di Giordania mi ha dato un premio per incoraggiarmi. A 12 anni ero la più piccola del torneo”. La giovanissima si mette subito in mostra col suo ruolo d’elezione: l’attaccante. “Di gol ne ho fatti tanti in questi anni. E spesso col dribbling prima. C’è più gusto”, ribadisce. La dedizione per lo sport si traduce in una laurea in scienze motorie all’università di AlQuds e in un’altra battaglia (vinta) per poter studiare il football, materia lasciata solo agli uomini: “Ma il mio sogno era poter giocare in Europa e ci sono riuscita”.

Con l’aiuto dell’associazione “Ponti non muri”, promotrice di stage tra la Palestina e l’isola, Natali arriva a Sassari e viene inserita nelle formazioni della Torres femminile, prima nel calcio a 5 e poi in quello a 11, dove disputa il campionato di serie C fino all’anno scorso. Tra le segnature memorabili quella contro il San Miniato, con ubriacatura del difensore e tiro radente all’angolino. Oggi si dedica, in città, all’insegnamento ai più piccoli ma si augura di farlo presto anche in Palestina: “Voglio allenare bambini e bambine insieme. Così la mentalità cambia e pure i maschi vedono che è una cosa normale. Sono convinta che anche nel mio paese crescerà il calcio femminile. Le cose cambiano se lo vuoi”, conclude. E la storia di Natali Shaheen lo dimostra con chiarezza.