Le discoteche di Sassari e della Gallura chiuse anche con il green pass: la protesta

Le discoteche di Sassari e della Gallura chiuse anche con il green pass: la protesta

Nuovo decreto, ma le discoteche restano chiuse.

Dopo l’approvazione delle nuove regole per l’accesso ai locali pubblici da parte del Consiglio dei ministri, scoppia la protesta delle discoteche. Le principali associazioni di categoria del comparto chiedono un incontro immediato al premier Mario Draghi, per comprendere in dettaglio le ragioni che lo hanno spinto a prorogare ulteriormente la chiusura dei locali da ballo.

“Pretendiamo risposte e che siano risposte serie – sottolinea Maurizio Pasca, presidente di Silb, il Sindacato dei Locali da Ballo legato a Fipe-Confcommercio -. L’ultimo decreto dimostra che esiste un vero e proprio pregiudizio da parte di questo governo nei confronti delle discoteche: dal 6 agosto i possessori di green pass potranno ballare ovunque tranne nei locali nati per questo scopo. Di fatto, con questa nuova misura, il governo incentiva l’abusivismo e di questo se ne assumerà le responsabilità, anche dal punto di vista legale. È nostra intenzione tutelare i nostri interessi nelle sedi appropriate”.

“Cosa pensate che faranno i milioni di ragazzi che abitualmente frequentano i nostri locali – sottolinea Pasca – Si riverseranno nei concerti, nei festival, andranno a ballare alle sagre paesane, nei centri sociali, ma soprattutto ai rave illegali. Proprio un bel modo per garantire la sicurezza loro e di tutti quanti. Noi siamo stati i primi, ad aprile, a chiedere l’introduzione del green pass per ballare all’aperto. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta, salvo vedere a distanza di tre mesi, che siamo gli unici rimasti esclusi. Tutto ciò è ridicolo e inaccettabile”.

“Il presidente Draghi – conclude Zanchi – ha annunciato 20 milioni di ristori per le discoteche. Sono briciole, una presa in giro. In Italia ci sono 3mila discoteche chiuse da 18 mesi. Imprese che pagano in media 140mila euro di affitto l’anno. Questa elemosina si tradurrà in un contributo forfettario da 7mila euro ciascuno. Non vogliamo più sentir parlare di ristori: siamo chiusi per decreto da due anni e pretendiamo un vero e proprio risarcimento da parte di chi ha deciso che siamo pericolosi”.

Gestori sul piede di guerra anche a Sassari.

Al grido di allarme del presidente nazionale Pasca, si unisce anche quello del presidente provinciale di Sassari di SILB Confcommercio Nord Sardegna, Piero Muresu.

“La situazione in atto è talmente assurda che quasi si stenta a crederci – afferma Muresu – . Sostanzialmente lo Stato blocca le discoteche dove ci sarebbe la garanzia di uno scrupoloso controllo della certificazione verde Covid19, tale da assicurare che tutti i clienti che accedono al locale siano vaccinati o negativi al Covid, mentre non interviene – e i fatti di cronaca ce lo dimostrano ampiamente – nelle numerose situazioni caratterizzate da assembramenti con balli che avvengono in locali non autorizzati, spiagge, strade, rave party o in case private trasformate in sale da ballo estemporanee.

Muresu aggiunge inoltre che i “ristori” previsti nel Decreto Legge in fase di pubblicazione, suddivisi per il numero delle imprese potenzialmente beneficiarie, di fatto rendono pressochè nullo l’impatto di questo sussidio in favore delle discoteche. “Occorre ben altro, conclude il Presidente di SILB – Confcommercio Nord Sardegna: consentire alle discoteche di lavorare con i clienti muniti di green pass oppure garantire la sopravvivenza del comparto nel periodo di chiusura forzosa, attraverso misure di sostegno adeguate alla devastante situazione in atto”.