Primo giorno con il green pass a Sassari con qualche difficoltà

Primo giorno con il green pass a Sassari con qualche difficoltà

Primo giorno dell’entrata in vigore del green pass a Sassari.

Sassari si adegua, con difficoltà, al green pass. Primo giorno anche nel capoluogo turritano della misura governativa che permette alcune attività solo con la presentazione del certificato verde. Tra queste il consumo al tavolo nei locali al chiuso. “Non si è seduto nessuno fino ad adesso nella sala interna – dichiara Piero Muresu, gestore del Caffè Accademia -. Ma noi siamo pronti. Se si presentano abbiamo la app per controllare il certificato”. Si chiama Verifica C19 e funziona inquadrando il QR Code. Proviamo e subito appare nome e cognome con data di nascita del proprietario del pass.

“Ma non posso – continua Muresu – chiederti i documenti per accertare che sia veramente tu”. In tanti non hanno capito come ci si debba regolare e Piero Lai, del ristorante Borgo di Torre Tonda, prova ad aiutarli affiggendo un cartello con le indicazioni del caso. “Io chiedo il green pass – fa Lai – ma se non vogliono darmelo non posso impedirgli di entrare. Se dovesse accadere avvertirò i vigili”, aggiunge prima di porre alcuni dubbi: “Per consumare al bancone o raggiungere le toilette non è obbligatorio. Perché, lì forse non ci si contagia?”. Nel ristorante Montecristo, l’unico per adesso ad aver dichiarato il no al certificato, i clienti, intorno alle 13.30, sono tutti all’esterno del locale. A S’Artea invece, in via Usai, molti i clienti dentro e una bella fila fuori.

“È un casino – dice sconsolata Rita, la proprietaria -. Si dovrebbe assumere un’altra persona solo per fare i controlli“. Che non sempre vanno a buon fine. L’app talvolta infatti s’incarta e sul display appare la scritta “Errore di lettura”. Tanti presentano il green pass sul cellulare, altri girano con la versione cartacea. “Qui per adesso – sostiene Stefano dello Chef’s Caffè – solo fogli. Sono tutti organizzatissimi”. Prenotazioni telefoniche invece alla Panefratteria, vicino a piazza d’Italia. “Mi dicono che non hanno il pass – dice Rita, gestore dell’esercizio – e io li metto all’aperto“. Sulle fatiche di dover fare la cuoca e pure il controllore del green pass non si nasconde: “È molto complicato ma è meglio di una chiusura. Un’altra serrata sarebbe per noi la morte”. E questa eventualità fa molta più paura dei vaccini.