La rivolta del ristorante di Sassari che dice “no” al green pass: “Ai miei clienti non lo chiederò”

La rivolta del ristorante di Sassari che dice "no" al green pass: "Ai miei clienti non lo chiederò"

La rivolta del ristorante di Sassari contro il green pass.

Non chiederemo il green pass”. Giovanni Nurra, commercialista, fratello della titolare del ristorante “Montecristo” in via Arborea a Sassari, esce allo scoperto sulla certificazione verde voluta dal governo che, dal prossimo sei agosto, sarà necessaria per accedere ad alcune attività come, ad esempio, il consumo al tavolo nei locali al chiuso. “E’ un obbligo surrettizio di vaccinazione”, afferma Nurra, coordinatore a Sassari e in Gallura di Italexit, il gruppo politico fondato da Gianluigi Paragone. Non va giù, in particolare, l’equazione tra non profilassi e morte, formulata di recente dal premier Draghi: “Se lo Stato pensa questo, dovrebbe – continua il professionista sassarese – rendere obbligatoria la vaccinazione e assumersene anche tutte le responsabilità”.

Tradotto in soldoni: risarcire le persone da eventuali, e pesanti, effetti collaterali dovuti all’inoculazione dei vari sieri. Ma l’elenco delle criticità di quello che viene definito ‘lasciapassare’- “perché di green non ha niente”- sono tante: “Si dice che vada rinnovato ogni nove mesi. Dovremo quindi prendere vaccini per sempre?” Soprattutto si fa strada il pensiero che gli obiettivi del governo non siano solo sanitari: “Stanno introducendo inesorabilmente una specie di sistema di punti alla cinese. Non mi vaccino, metto la macchina in divieto di sosta… Il punteggio cala finché non si arriva a zero”. Una sorta di deriva autoritaria che, secondo Nurra, è contraria all’eredità liberale di Italia ed Europa ma anche, nel caso specifico del pass, alle leggi: “Noi non siamo tenuti a controllare l’identità di chi entra nel locale. Non siamo forze di polizia”. A rinforzo dell’affermazione cita il codice sulla privacy e non teme le inevitabili multe: “Impugneremo tutte le sanzioni. Ci sono pool e reti di avvocati pronti a difenderci”.

La disubbidienza civile.

Una sorta di disubbidienza civile che non sarà il solo a sostenere: “Anche se adesso non lo dicono in tanti faranno come me”. La sua presa di posizione però, per sua stessa ammissione, ha provocato reazioni del tutto contrastanti: “Qualcuno mi dice ‘Se non lo chiedi non vengo nel ristorante” mentre altri, invece, non verranno se lo chiederò”. Ma, al di là delle conseguenze, Nurra si interroga sugli aspetti contraddittori al principio del provvedimento: “Il personale non è tenuto a vaccinarsi. Quindi che senso ha che lo sia chi entra?”. Poi ecco l’incognita turismo: “Se arriva un tedesco, che nel suo Paese non ha nessun obbligo di green pass, lo faccio sedere o lo mando via?”. Tra tanti punti in conflitto rischiano pure le forze dell’ordine preposte al controllo: “So che si stanno informando sull’opportunità legale. Applicando una norma che viola altre norme potrebbero essere denunciati”. Intanto, mentre fuori dal locale campeggia il cartello “Qui non si chiede il green pass”, domani, dalle 10 alle 19.30 in piazza Castello, ci sarà una raccolta firme contro la certificazione.